Krishna


“Divino suonatore di flauto”

 

Krishna significa “estremamente affascinante”.


VIII incarnazione del Dio Visnu, detentore dell’ordine cosmico, secondo la mitologia indiana Krishna apparve sulla terra cinquemila anni fa.

Figlio della principessa Devaki e del principe Vasudeva fu salvato dall’infanticidio che Khamsa, il re di Mathura, stava commettendo per scampare alla maledizione che l’avrebbe visto morto per mano di un figlio della sua stessa stirpe.

Il piccolo Krishna venne salvato dal padre Vasudeva e portato in un villaggio di pastori di mucche, chiamato Vrindaban, dove venne scambiato con un altro infante.

Nelle prossimità di Vrindaban, sulle rive del fiume Yamuna, Krishna venne allevato dalla nuova madre Yasoda e dal padre Nanda, manifestando la sua natura divina attraverso svariati miracoli tra i quali il sollevamento della collina di Goverdhan a mo’ di ombrello per proteggere gli abitanti del villaggio da una tremenda tempesta;  la sconfitta del gigantesco serpente Kaliya che Krishna sconfisse danzando su una delle sue innumerevoli teste, e l’uccisione di svariati demoni inviati dal re Khamsa ormai cosciente dell’inganno e deciso ad uccidere nuovamente Krishna.


La giovinezza di Krishna è segnata invece dall’intensa storia d’amore per Radha e dai passatempi con le Gopis, le pastorelle del villaggio.

Questa parte della sua vita è stata particolarmente descritta nel libro sacro Srimad-Bhagavatam e oggetto di svariate composizioni poetico-musicali, sommo tra le quali il “Gita Govinda” composto da Jayadeva, poeta medievale dell’Orissa.

In queste composizioni Krishna viene rappresentato come colui che suona il flauto Bansuri e sovente associato a questo suono.

La figura di Krishna diventa qui simbolo dell’amore trascendentale tra la divinità e gli esseri che percepiscono il suo fascino, ed il suono del suo flauto come la manifestazione della chiamata spirituale.

Quando Krishna nel profondo della notte suona il suo flauto nella foresta, gli animali si avvicinano a lui e le Gopis si svegliano dai loro sogni attraversando la buia foresta per ricongiungersi a Lui.

Amore e devozione si fondono generando un nuovo sentimento spirituale che avvicina ogni creatura al creatore.


La Figura di Krishna ritorna ad avere un ruolo principale durante la sanguinosa battaglia di Kurukshetra, descritta nel poema epico del Mahābhārata. Krishna prese le parti dei virtuosi principi Pandava contro i loro cugini Kaurava, usurpatori del regno. Krishna, essendo imparentato con entrambi i rami della famiglia, chiese ad Arjuna (il terzo dei Pandava) e a Duryodhana (il maggiore dei Kaurava), giunti alla sua dimora per chiedere alleanza, di scegliere tra il suo esercito e la sua presenza fisica sul campo di battaglia, con la condizione che però egli non avrebbe combattuto. Il Pandava scelse la sua vicinanza (per questa ragione Krishna sarà l'auriga del suo carro), rendendo soddisfatto anche Duryodhana, il quale poté appropriarsi del potente esercito di Krishna.

Prima della battaglia, trovatosi davanti a cugini, nonni, mentori ed amici schierati nella fazione avversaria, Arjuna cedette all'attaccamento e all'angoscia, si rannicchiò piangendo e si rifiutò di combattere. Nel celeberrimo capitolo del Mahābhārata intitolato Bhagavad Gita, Krishna infuse forza e coraggio all'eroe rammentandogli il proprio Dharma di guerriero ed impartendogli una serie di insegnamenti filosofici e spirituali volti a raggiungere la realizzazione spirituale. Grazie alla vicinanza di Krishna, i Pandava ottennero la vittoria a Kurukshetra nonostante l'inferiorità numerica del loro esercito rispetto ai Kaurava.

La fine

Dopo l'autodistruzione della sua stirpe, attuatasi per mezzo di una feroce guerra interna, Krishna si ritirò nella foresta dove fu raggiunto da una freccia al calcagno, unico suo punto vulnerabile. Lasciò il corpo e riacquistò la sua forma divina.

La morte fisica di Krishna, avvenuta nell'anno 3102 a.C., segna la fine del Dvapara Yuga, la terza era del mondo, e l'inizio del Kali Yuga, l'era attuale.

Krishna playing with the Gopies and Radha’s sorrow.

Khangra painting 1760